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Controllo della contaminazione e COVID-19: riflessioni sul ruolo degli impianti HVAC

P.A. Galligani (Techniconsult)

È sufficiente aumentare le misure di igiene, l’utilizzo di dispositivi di protezione, l’isolamento e distanziamento tra le persone per ridurre la trasmissione del Covid-19? Il presente articolo mette in evidenza come i sistemi di condizionamento dell’aria (HVAC) negli ambienti ospedalieri debbano rispettare una serie di condizioni per garantire il contenimento e protezione in quanto trattasi di uno dei principali strumenti di contenimento degli inquinanti. Se queste condizioni non vengono rispettate, è molto probabile che l’impianto HVAC non sia in grado di svolgere correttamente le sue funzioni e che, al contrario, si verifichi un elevato rischio di contaminazione. L’ articolo auspica che, pur nell’emergenza, si prenda in seria considerazione la necessità di effettuare una valutazione degli impianti HVAC e delle eventuali azioni di rimedio, per riportare gli impianti a servizio delle strutture sanitarie esistenti e di nuova costruzione che curano pazienti affetti da COVID – 19, alle necessarie condizioni di funzionalità e sicurezza.

ImpiantiHVAC

I meccanismi di trasmissione del virus SARS-CoV-2, che dà luogo al contagio da COVID-19, non sono ancora completamente noti. E’ tuttavia ormai accettato che il virus si propaghi attraverso goccioline aeroportate (aerosol) e che possa depositarsi sulle superfici.
Recentissimi esperimenti condotti negli USA hanno dimostrato che il virus può rimanere in vita in fase di aerosol per 3 ore, mentre la vita sulle superfici sembra molto più lunga (fino a 72 ore) anche se molto variabile (superfici di plastica ed acciaio sembrano favorire una vitalità superiore di quelle di altri materiali quali cartone o rame). È anche accertato che il virus abbia comunque necessità di un supporto per propagarsi in aria; il particolato aeroportato costituisce sicuramente un mezzo di trasmissione.
Il contagio dell’uomo avviene quindi principalmente per inalazione o per contatto. Partendo da questo presupposto è quindi comprensibile che le prime e più efficaci misure per ridurre la trasmissione del virus e minimizzare il rischio di proliferazione del contagio siano state quelle di agire sulle seguenti direttrici principali:

  • aumentare la distanza tra le persone (assicurare distanza minima di un metro) e isolare le persone infette o potenzialmente infette
  •  dotare le persone e il personale sanitario di mascherine protettive e/o altri dispositivi di protezione individuale
  •  aumentare le condizioni di igiene personale, attraverso il lavaggio e la disinfezione frequenti delle mani
  • aumentare le condizioni di igiene delle superfici che possono venire a contatto delle persone (pulizia e decontaminazione delle superfici).

Aria immessa in ambiente: altra possibile via di contagio?

Analizzando altre possibili vie di contagio, non c’è dubbio che questo possa avvenire anche attraverso l’aria immessa in ambiente (o da quella espulsa all’esterno) dagli impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria (generalmente denominati “impianti HVAC”); in particolare, questo fenomeno può essere sensibilmente più marcato nel caso degli impianti HVAC a servizio di strutture ospedaliere rispetto a quelli a servizio di edifici del terziario o di altre strutture civili, per le quali la probabilità di affollamento da persone infette è sensibilmente inferiore.
È noto che gli impianti HVAC a servizio di strutture ospedaliere possono svolgere singolarmente o contemporaneamente sia la funzione di protezione dei pazienti immunodepressi da fonti di contaminazione interne ed esterne che la protezione dell’ambiente interno ed esterno dalla contaminazione proveniente da pazienti infetti. Esempi di impianti appartenenti alla prima categoria sono quelli a servizio dei reparti per immunodepressi e quelli dei reparti di terapia intensiva. Esempi di impianti appartenenti alla seconda categoria sono quelli a servizio dei reparti per infettivi.

Impianti HVAC: protezione e contenimento

I principali meccanismi di protezione e contenimento degli impianti HVAC si basano sulla capacità di trattenere gli inquinanti attraverso sistemi di filtrazione ad alta efficienza e di diluirne la concentrazione in ambiente attraverso un adeguato ricambio d’aria.
È altresì noto che perché gli impianti HVAC possano svolgere sia le funzioni di contenimento che quelle di protezione, debbono essere rispettate le seguenti condizioni:

  • il progetto e la realizzazione degli impianti debbono essere adeguati alla destinazione d’uso degli ambienti serviti
  • gli impianti debbono essere stati correttamente messi in servizio, bilanciati e collaudati
  • gli impianti debbono essere correttamente gestiti secondo procedure approvate
  • gli impianti debbono essere manutenuti secondo programmi manutentivi approvati e periodicamen-te verificati.

Nei casi in cui le suddette condizioni non vengono rispettate è molto probabile che l’impianto HVAC non sia in grado di svolgere le funzioni di protezione/contenimento previste e che, al contrario, si verifichino due rischi:

  • si ingeneri una falsa condizione di sicurezza rispetto alle funzioni attese, che in realtà non vengono svolte
  • si ingeneri, nella peggiore delle ipotesi, un effetto di magnificazione del rischio di contaminazione.

Mentre il primo rischio è facilmente comprensibile, per comprendere meglio il secondo si ritiene opportuno portare alcuni esempi:

  1. impianti a ricircolazione d’aria con sistemi di filtrazione non adeguati
  2. .  impianti con bocche di presa aria esterna e di espulsione poste in estrema vicinanza, con possibilità di cross – contamination
  3. .  impianti che prevedono regimi di pressione ambientali incompatibili con la destinazione d’uso (es.: zone per infetti in sovrapressione rispetto agli ambienti circostanti)

In particolare, con riferimento all’attuale situazione di emergenza in cui il nostro Paese versa ed in particolare a quella in cui versano le strutture ospedaliere, i pazienti infetti da COVID-19 vengono ospitati nei reparti di terapia intensiva e questi, normalmente tenuti in sovrapressione per svolgere la loro funzione protettiva, oggi possono innalzare la probabilità di contagio se il regime delle pressioni ambientali non è stato invertito dovendo ospitare pazienti infetti.
Questo rischio può essere presente sia nelle strutture esistenti (nelle quali sussiste anche la possibilità di trovare sistemi HVAC di tipo non adeguato o con inadeguata filtrazione) che nelle strutture approntate in tempi brevissimi per far fronte all’emergenza posti letto.
Le precedenti considerazioni fanno auspicare che, pur nell’emergenza, si prenda in seria considerazione la necessità di effettuare una valutazione (e una gap-analysis) degli impianti HVAC a servizio delle strutture sanitarie esistenti che curano pazienti affetti da COVID – 19.
Alla gap-analysis dovrà necessariamente seguire un tempestivo studio delle eventuali azioni di rimedio per riportare gli impianti alle dovute condizioni di funzionalità e sicurezza.
Nel caso di strutture di nuova realizzazione, è opportuno che le strutture stesse e l’impiantistica HVAC ad esse associata siano progettate, realizzate e collaudate conformemente alla destinazione d’uso.
Per queste ultime realizzazioni è opportuno pensare anche a strutture prefabbricate/modulari di più rapida realizzazione; con impiantistica integrata.

Fonte: Techniconsult Firenze 

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