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Fase 2: La sanificazione degli ambienti

A cura di Euro&Promos*

Questa emergenza ha fatto comprendere quanto la Disinfezione e la Sanificazione ambientale siano fondamentali per rendere sicuri gli spazi in cui viviamo. Si tratta di un servizio fondamentale che risponde ad un bisogno primario di tutta la collettività. L’attenzione e la cura di questi servizi devono quindi essere elevatissimi, in quanto i destinatari di questa filiera sono gli utilizzatori finali, i frequentatori degli spazi, il cittadino o il collaboratore di quell’azienda. Inoltre la sanificazione non dovrebbe essere più considerata come una attività di carattere straordinario, ma una procedura di tipo ordinario con frequenza costante e periodica. E questo dovrebbe valere per ogni tipologia di ambiente con qualsiasi destinazione d’uso.

Che cos’è la sanificazione?

Si può definire come un complesso apparato di procedimenti ed operazioni atti ad assicurare la migliore qualità della vita dei fruitori degli ambienti, mantenendo al minimo la carica batterica e la conseguente probabilità di diffusioni di microrganismi portatori di infezioni e malattie. Il processo di sanificazione si compone di due parti: detersione (ossia la rimozione dello sporco presente sulle superfici, la cui presenza può inattivare l’azione disinfettante) e disinfezione (ossia la riduzione al livello minimo la carica di microrganismi, anche potenzialmente patogeni attraverso l’utilizzo di disinfettante [non tutti i sanitizzanti sono presidi medico chirurgici, mentre tutti i biocidi per essere utilizzati in Europa devono essere inseriti nelle liste ECHA BPR].

Quali sono le principali tecniche di sanificazione che permettono di annullare la carica virale (anche di Covid-19) negli ambienti?

Il Ministero della Salute con la Circolare n. 5443 del 22/02/2020 (e successivi protocolli condivisi) nel sottolineare l’importanza della pulizia degli ambienti per la ripartenza in sicurezza, riporta le modalità di sanificazione da applicare contro il Covid-19, distinguendo tra ambienti sanitari e non sanitari (stanze, uffici, mezzi di trasporto, scuole, …).
Una procedura efficace prevede la pulizia accurata seguita dall’applicazione di disinfettanti: ipoclorito di sodio (0.1-0.5%), etanolo (62-71%) o perossido di idrogeno (0.5%). La scelta del detergente e del disinfettante nonché la sua concentrazione varia a seconda della superficie da trattare.
Come previsto anche dalla Circolare sopra citata, regole fondamentali sono la particolare attenzione a tutti i punti di contatto, da disinfettare meticolosamente, e l’utilizzo di panni monouso, da sostituire ad ogni elemento per evitare la contaminazione incrociata. Un altro fattore importante è il cosiddetto tempo di contatto: ossia per quanto tempo il prodotto deve restare a contatto con la superfice per essere efficace. Una sua rimozione prima del tempo vanificherebbe il processo di sanificazione.
La procedura di sanificazione prevede, nel caso non sia necessaria una prima attività di decontaminazione (da fare in presenza di materiale organico), inizialmente un’accurata spolveratura e detersione di tutte le superfici e arredi presenti, eliminando così i corpi estranei. Tale attività preliminare, che si ottiene mediante l’utilizzo di apposite attrezzature e prodotti detergenti dedicati, rappresenta la base e lo step fondamentale, in quanto prepara le superfici allo step successivo. Quando la superficie è asciutta, si può procedere con la disinfezione, attraverso l’impiego di disinfettante “Presidio Medico Chirurgico”. Qui l’obiettivo è ridurre al livello minimo la carica di microrganismi, anche potenzialmente patogeni. La sanificazione solitamente si conclude irrorando soluzione disinfettante anche attraverso l’utilizzo di un atomizzatore, andando così a potenziare l’effetto sanificante dell’intervento svolto.

In questi giorni si sente parlare di procedure innovative. Quanto sono valide?

Partendo dal presupposto che risulta doveroso attenersi a quanto previsto dalla normativa, al fine di ottimizzare i processi, adattandoli alle specifiche esigenze di ogni cliente/ambiente target di riferimento, per ottenere risultati di efficacia maggiore in ottica di miglioramento continuo, si stanno effettivamente studiando diverse procedure innovative. È il caso del sistema di irradiazione germicida ultravioletta (UV) in grado di uccidere la quasi totalità dei microrganismi come batteri, virus, muffe e altri agenti patogeni.
Un’altra soluzione prevede l’uso dell’ozono, un gas naturale che non lascia residui chimici. Il suo elevato potere ossidante e la naturale tendenza a convertirsi in ossigeno (O2), lo rendono un prodotto con elevate potenzialità di impiego in diversi processi produttivi e per ridurre il rischio microbiologico negli impianti, e negli ambienti o mezzi di trasporto ad elevata frequentazione.

È opportuno intervenire con la sanificazione solo quando in un ambiente ha soggiornato un soggetto positivo al Covid-19, o ha senso anche quando ci sono persone asintomatiche (ma che rappresentano un potenziale veicolo dell’infezione)?

Dove sono presenti soggetti infetti è fondamentale attivare immediatamente procedure di sanificazione frequenti e adeguate, al fine di abbattere la carica batterica e virale. La prevenzione è altrettanto fondamentale, soprattutto per la reale e potenziale presenza di persone asintomatiche.

Esistono differenze nel processo di sanificazione a seconda del tipo di ambiente da trattare (ospedali, RSA, aziende, uffici, condomini, appartamenti)?

A seconda del tipo di ambiente da trattare (ospedali, RSA, aziende, uffici, condomini, appartamenti) cambiano i prodotti e le attrezzature utilizzate, perché devono essere adeguate alle superfici da trattare e allo stato dell’ambiente.
Diverse sono certamente le modalità di intervento e l’organizzazione dello stesso.

Nel caso di ambienti sanitari come ci si deve comportare?

In letteratura diverse evidenze hanno dimostrato che i Coronavirus, inclusi i virus responsabili della SARS e della MERS, possono persistere sulle superfici inanimate in condizioni ottimali di umidità e temperature fino a 9 giorni. Un ruolo delle superfici contaminate nella trasmissione intraospedaliera di infezioni dovute ai suddetti virus è pertanto ritenuto possibile, anche se non dimostrato. Allo stesso tempo però le evidenze disponibili hanno dimostrato che i suddetti virus sono efficacemente inattivati da adeguate procedure di sanificazione che includano l’utilizzo dei comuni disinfettanti di uso ospedaliero, quali ipoclorito di sodio (0.1% -0.5%), etanolo (62-71%) o perossido di idrogeno (0.5%), per un tempo di contatto adeguato. Non vi sono al momento motivi che facciano supporre una maggiore sopravvivenza ambientale o una minore suscettibilità ai disinfettanti sopramenzionati da parte del SARS 2-CoV.
Pertanto, in accordo con quanto suggerito dall’OMS sono procedure efficaci e sufficienti una “pulizia accurata delle superfici ambientali con acqua e detergente seguita dall’applicazione di disinfettanti comunemente usati a livello ospedaliero (come l'ipoclorito di sodio)”.
La stanza di isolamento dovrà essere sanificata almeno una volta al giorno, al più presto in caso di spandimenti evidenti e in caso di procedure che producano aerosol, alla dimissione del paziente, da personale con protezione DPI. Una cadenza superiore è suggerita per la sanificazione delle superficie a maggior frequenza di contatto da parte del paziente e per le aree dedicate alla vestizione/svestizione dei DPI da parte degli operatori.
Per la decontaminazione ambientale è necessario utilizzare attrezzature dedicate o monouso. Le attrezzature riutilizzabili devono essere decontaminate dopo l'uso con un disinfettante a base di cloro. I carrelli di pulizia comuni non devono entrare nella stanza.
Il personale addetto alla sanificazione deve essere formato e dotato dei DPI previsti per l’assistenza ai pazienti e seguire le misure indicate per la vestizione e la svestizione (rimozione in sicurezza dei DPI). In presenza del paziente questo deve essere invitato ad indossare una mascherina chirurgica, compatibilmente con le condizioni cliniche, nel periodo necessario alla sanificazione.

Quanto dura l’effetto della sanificazione? Ogni quanto tempo è necessario ripeterla (a seconda del tipo di ambiente)?

La durata dell’effetto della sanificazione dipende dalla tipologia di ambiente e dalle caratteristiche delle persone che lo frequentano. È fondamentale procedere con trattamenti frequenti, intensificando anche tutte le attività ordinarie di detersione, la pulizia di base, prestando particolare attenzione anche ai punti di contatto e alle zone con più afflusso di utenti.
Attraverso la verifica della carica batterica presente sulle superfici, è possibile monitorare il livello di salubrità degli ambienti oltre che l’efficacia delle attività di sanificazione.

Per ulteriori informazioni: consultare sito internet o inviare e-mail

*Società di multiservizi con headquarter a Udine e più di 6000 dipendenti, con sedi a Trieste, Venezia, Belluno, Milano, Pisa, Roma, Cagliari, Catania ed in Germania, a Monaco di Baviera. Quinto player in Italia nel settore multiservizi, con attività su oltre 500 siti, tra enti pubblici, ospedali, grossi gruppi industriali, stabilimenti produttivi, settore retail, oltre 250 mezzi che operano nel territorio ed oltre 1000 attrezzature attive tra carrelli elevatori, motoscope, aspirapolveri e lavasciuga. Tra i diversi servizi, si occupa di sanificazioni ambientali, pulizie civili, industriali e sanitarie, oltre a servizi di lavanderia industriale per strutture sanitarie e ho.re.ca, con trattamenti di sanificazione.

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